martedì 27 settembre 2016

Recensione: “La Stagione della Falce: La Sognatrice Errante” di Samantha Shannon

copertina la sognatrice errante
 La Stagione della Falce: La Sognatrice Errante
di Samantha  Shannon
 
Trama:
“Londra, 2059. Paige Mahoney, diciannove anni, è una sognatrice errante, una chiaroveggente e, nel suo mondo, Scion, commette tradimento semplicemente respirando. È per questo che lavora in segreto in una piccola cosca criminale alle dipendenze di un uomo di nome Jaxon Hall. Il suo compito: monitorare l'attività eterica della sua sezione per controllare gli altri veggenti. Ma in un giorno di pioggia la sua vita cambia per sempre. In seguito a un'improvvisa ispezione su un treno, Paige scopre di avere dei poteri molto superiori a quelli di una comune veggente. Aggredita, drogata e rapita, viene trasportata nella perduta Oxford, una città tenuta segreta per duecento anni, controllata dalla potente e spietata razza dei Refaim. Paige viene assegnata a un Decano, un Ref di una bellezza indecifrabile e terribile, e dai piani misteriosi. Lui è il suo padrone. Il suo allenatore. Il suo nemico naturale. Ma è anche l'unico che può insegnare a Paige come sopravvivere in questa prigione, dove altrimenti sarebbe destinata a morire... Un racconto di coraggio, eroismo e amore fuori dagli schemi: un'avventura verso la libertà e l'indipendenza.”
 
 
La Stagione della Falce: La Sognatrice Urlante”, dell’autrice britannica Samantha Shannon, ha esordito nelle nostre librerie nell’ormai “lontano” 2014. La Salani ci ha stupito altre volte, ma devo ammettere che sarei la prima a restare sorpresa, se venissi a sapere che la casa editrice italiana “storica” di “Harry Potter” non avesse rinunciato definitivamente al progetto di portare da noi in traduzione il seguito de “La stagione della falce”, “The Mime Order”.
Immagino che i motivi dell’apparente insuccesso del romanzo abbiano a che fare con vari fattori, tutti di carattere prettamente commerciale. Dubito infatti che si sia trattato di una decisione basata sull’effettiva qualità del romanzo – non quando ormai ci siamo abituati a veder piovere in libreria sequel su sequel di serie infime e demoralizzanti quali “Night School”, e via discorrendo.

Leggendo varie recensioni qua e là, mi sono resa conto che molti lettori di Samantha Shannon hanno accusato i miei stessi sintomi: una martellante emicrania, un vago e sfuggente senso di malessere che ti prende alla bocca dello stomaco, e una sorta di status confusionale perpetuo, senz’altro dovuto al fatto che, otto volte su dieci, riesci ad avere solo una remotissima idea di quello a cui i personaggi stanno alludendo, o di ciò che stanno facendo.
Questa è, in fede mia, una delle poche occasioni in cui mi sento legittimata a “rimproverare” un’autrice per aver voluto strafare in materia di world building. Mi è parso infatti che la Shannon abbia cercato in tutti i modi di stupirci e lasciarci a bocca aperta, snocciolando una serie pressoché infinita di devastanti informazioni che una mente come la mia, del tutto ordinaria, onestamente ha fatto veramente fatica a seguire. Non si tratta solo di un palese caso di “abuso di espressioni gergali incomprensibili e ingiustificate”: l’autrice ha deliberatamente scelto di procedere per accumulo, una tecnica che, portata agli estremi, ha la sgradevole tendenza a sfuggire di mano e ritorcersi contro la voce che l’ha invocata.
Pochi dettagli, buttati lì alla rinfusa, sono destinati a scatenare un senso di miopia diffusa nella mente di chi legge; questo è un fatto noto.
Ma “La stagione della falce” è la prova definitiva che anche un maldestro eccesso di dati e descrizioni non può che avere come risultato lo stesso sconcertante effetto di “spaesamento” e intorpidimento spirituale.

La trama del libro di Samantha Shannon risente dello stesso tipo di “pesantezza” e opacità, secondo me.
Il romanzo narra la storia di Paige, la “sognatrice pallida”, una veggente in grado di entrare in comunicazione con l’etere e sfiorare le anime dei vivi e dei morti. Che cosa sia l’etere, come funzioni e perché sia tanto pericoloso, resta un dilemma avvolto nel mistero più fitto fino alla metà del libro; tutto ciò che ci è dato di sapere è che Paige è speciale, che è una “prescelta”, e che per questo la sua non è stata un’infanzia facile.
Una volta che si riesce a venire a capo della differenza fra i vari tipi di veggente e a collocarli all’interno della corretta scala gerarchica (ne esistono di ogni tipo: medium, oracoli, bisbigliatori, costrittori, divinatori, e chi più ne ha, più ne metta…), si può ufficialmente cominciare a confondersi e perdere la bussola per altri motivi; il primo che mi viene in mente ha che fare con la complessità della cosca criminale londinese per cui lavora la nostra protagonista, e con la sua variegata composizione di anonime facce da schiaffi.
Veniamo poi a sapere che, nel contesto della cervellotica e improbabile ucronia ipotizzata dalla Shannon, l’Inghilterra è entrata sotto il controllo di una dittatura che agisce nel nome della supremazia della fantomatica repubblica di Shion; un regime che impone massima severità sui controlli anti-innaturali e che si propone di individuare e sterminare ogni forma di attività paranormale a Londra e nel mondo.

La nostra eroina è quindi un’emarginata, costretta a nascondere i propri poteri da coloro che vorrebbero annientarla a ogni costo. Nello stesso tempo, però, la ragazza fa anche parte di un’associazione malavitosa il cui fine principale consiste nel cercare di arricchirsi alle spalle degli altri, e soltanto DOPO nel tentativo di opporsi, seppur marginalmente, al controllo totalitario imposto da Shion.
Nel romanzo, Paige spiega di avere diciannove anni; l’impressione che si ha, seguendo il suo POV, è tuttavia quella di trovarsi al cospetto di una ragazza molto più giovane e ingenua. Non riesco a capire perché l’editore londinese di “The Bone Season” abbia cercato di spacciare il libro per qualcosa di diverso da uno YA, quando è ovvio che “La stagione della falce” ne ha tutte le caratteristiche. L’unica scena di sesso presenta un certo grado di complessità morale, questo è vero; eppure aleggia anche su quest'ultima una triste, forzata aura di palese auto-distruzione giovanile, una caretteristica patina retorica (e acerba) che, secondo me, vanifica ogni tentativo di “alzare il tiro” della narrazione provando a inserire qualche tematica più matura e problematica.

Il che ci porta all’altro, insormontabile difetto del libro: la completa assenza di sfumature, mescolata all’esigenza improrogabile della Shannon di dimostrarci quanto della leggendaria Mary Sue la nostra Paige si porti nel cuore.
Il confine fra buoni e cattivi è una linea di frontiera salda, tenuta dall’autrice con pugno di ferro e sguardo inappuntabile. Non ha alcuna importanza il fatto che Paige non riesca in ogni momento a rendersene conto: noi lettori sappiamo benissimo di chi possiamo fidarci e chi no, e non possiamo fare a meno di uggiolare e alzare gli occhi al cielo, ogni volta che la vediamo prendere una decisione in base all’impulso irrazionale del momento.
Come se non bastasse, riuscire a provare una punta di interesse per le sorti di uno qualsiasi dei millemila personaggi secondari diventa difficile, se non si riesce neppure a tenerne a mente il volto, il nome o la funzione.

Non ho apprezzato l’originalità della storia (che è pressoché inesistente). In compenso, ho approvato alcune trovate collaterali dell’autrice (tipo non lasciare che la storia d’amore si prendesse tutto lo spazio, e provare a costruire per Paige un background solido e convincente) e lasciato che la semplice prevedibilità della storia mi circuisse al punto da spingermi a desiderare di sapere cosa accadrà nel seguito. Si tratta di un desiderio moderato, si intende, mitigato dalla parziale consapevolezza che, qualsiasi cosa dovesse succedere a Paige in “The Mime Order”, probabilmente si trascinerà dietro un certo grado di delusione.
Potrei riuscire a veder arrivare ogni colpo di scena con trecento pagine di anticipo. Diavolo, è persino probabile che sia così!
Oppure la Shannon potrebbe aver sviluppato le sue capacità ed essere riuscita a superare alcuni dei suoi difetti cruciali.
Non potrò esserne sicura, fino a quando non mi deciderò a continuare la serie.
E non posso essere sicura che la continuerò, fino a quando non troverò la voglia di farlo.
Touché, come dicevano i francesi.
L’unica cosa che so, al momento, è che “La stagione della falce” avrebbe meritato una traduzione migliore.
Non si può far uscire un testo in queste condizioni, ragazzi!
Seriamente.
Da parte della Salani, sarei propensa ad aspettarmi un pizzico di professionalità in più.
 
Giudizio personale: 6.0/10

   
 
 

Gli altri libri di Samatha Shannon:  
The Pale Dreamer (novella)

:)


8 commenti:

  1. Sono scioccata :O
    Io invece ho amato alla follia questo romanzo :O e anzi non ho trovato nulla degli YA che odio ahaha xD sul fatto dell'età, non credo che Paige sembri molto più piccola di 19 anni. Anzi rispecchia molto la realtà. Credo che purtroppo siano gli altri romanzi a darci 16enni che si comportano come nella realtà si comporterebbe una 26enne, e che quindi abbiano "sballato" tutto xD

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    1. In linea di massima hai ragione: a 19 anni, tante ragazze sembrano ancora sedicenni; è normale, ormai l'adolescenza finisce relativamente "tardi" (ero così anch'io, poco ma sicuro! XD). Nel contesto di Scion, però, e della vita vissuta da Paige, mi sarei aspettata una forma di maturità diversa; dopotutto stiamo parlando di una giovane che ha assistito in prima persona, da ragazzina, ai tumulti della sua nazione e al massacro di tante persone innocenti. Come veggente, è sempre stata perseguitata e messa alla berlina dall'opinione pubblica; per di più il regime di Scion ci viene presentato come totalitario e oppressivo, oltre che violento: sotto un giogo del genere, mi chiedo come sia riuscita Paige a sopravvivere mantenendo quella lingua lunga e le arie strafottenti da ragazzaccia un po' viziata, ecco tutto! Per tutto il libro, sembra quasi che la protagonista possa fare o dire assolutamente tutto quello che le pare, senza che venga mai chiamata a pagarne le conseguenze! XD
      Poi, per carità, il suo personaggio mi ha anche fatto simpatia... sono curiosissima di scoprire come diventerà nel corso dei libri a venire, in realtà! ^____^

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    2. Io in verità ho inteso il suo modo di comportarsi come un "so quando posso permettermi di alzare la voce e quando no", infatti ci sono momenti in cui si rende conto che è meglio fare la "brava bambina" xD non so, io non l'ho trovata affatto immatura devo dire xD però vabbè, questione di gusti, questione di momenti xD

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  2. Avevo rimosso Night School... perchè hai dovuto nominarlo e farmelo tornare in mente? Perchè?
    Il libro in questione, invece, mi interessava poco prima e mi interessa ancora meno adesso.

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    1. Perché dobbiamo convidivere il trauma: hai visto mai che, se siamo in tanti, magari riusciamo pure a sopravvivere! :P

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  3. Ne ho sempre sentito parlare benissimo e sono rimasta un po' scioccata leggendo la tua recensione! Possiedo il primo volume in ebook quindi primo o poi lo leggerò, spero soltanto che questi difetti non mi esasperino XD

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    1. Lo spero anch'io, Giusy! ^^
      L'ho letto in ebook anch'io, approfittando di una promozione; non mi pento di averlo preso, anche se confesso che mi sarei aspettata qualcosina in più! :D

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  4. Quando questo libro è uscito mi incuriosiva tantissimo e quindi l'ho inserito in wish list, ma più passa il tempo e meno trovo la voglia di leggerlo. E la voglia non è di certo aumentata dopo aver letto la tua recensione, ci sono parecchie cose che mi hanno fatto storcere il naso. Ma una cosa è certa: se mai deciderò di leggerlo, prenderò l'edizione originale!

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